Inception

Warner Village , The Space Cinema (?!) – 8 euri

Il regista è il mitico Christopher Nolan: per me già finisce qui la storia.

La storia è più o meno nota:

Cobb fa un lavoro un po’ strano per campare, ruba idee dalla mente degli altri mentre sognano. Che lo dico a fare, è ovviamente il migliore del campo (gli americani hanno la fissa del nr. 1). Purtroppo è inseguito per via del suo passato ed è costretto a fuggire. Ma gli viene offerta una seconda possibilità.

Evito lo spoiler, pratica poco apprezzata.

In ogni caso il primo riferimento che mi è venuto in mente guardando il film è stato Vanilla Sky: l’associazione è fin troppo facile d’altronde, parlano entrambi di sogni. E in entrambi fatichi a capire i confini tra sogno e realtà. Addirittura qui si parla pure di livelli, come se non bastasse avere già le idee confuse.

Il discorso è: dove vuole andare a parare Nolan con questo film? Sondare la mente umana è sempre stata una delle sue idee, sin dal principio con DoodleBug. D’altronde anche nei film del pipistrello eroe è sempre presente la figura dello spauracchio: la paura non nasce dalla situazione, la paura nasce dala mente umana. Questa volta Nolan è voluto andare oltre, oltrepassare quel limite del raziocinio che bene o male da svegli ci tiene ancorati a terra, e nel farlo vuole confondere. Vuole togliere il peso delle ancore, instillare il dubbio: è un sogno? Dove inizia il sogno? Dove finisce?
Come dicono in molti, poi, i dettagli sono fondamentali: qui entra in gioco il roulo dell’architetto, esperto degli ambienti che ha il compito di accogliere l’ignaro sognatore che verrà decurtato di idee nel suo sogno, sogno che sarà costruito sugli ambienti della vittima in modo da ingannarla. Ovviamente un trucco bisogna trovarlo per definire un confine: qui viene incontro l’idea dell’oggetto personale, di cui nessun’altro ne conosce le proprietà. Ma anche questo passaggio non è che risulti molto chiaro: se in un sogno condiviso ognuno può comunque modificare l’ambiente onirico circostante, chi vieta che ingannino sè stessi?

Ora dopo tutti questi dubbi chissà di che schifezza di film si parla: non è corretto, un buon film solleva comunque molti dubbi. Specie quelli di Nolan, che lasciano sempre parentesi aperte senza risposta.

La fotografia, in ogni caso, risulta come sempre eccellente. Micheal Caine ha sempre il solito ruolo e Di Caprio offre una buona prova (anche se in certe parti, ricordava Jack di Titanic).

Sicuramente il film merita, anche se credo che dovrò rivedermelo per capirci qualche cosina in più.

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